M) Piece + paper & papers

Conservatorio di Musica di Padova “ Cesare Pollini”

LIVING LAB MUSIC 5 + DI_STANZE – 17 | 18 DICEMBRE 2014

INSTALLAZIONI PRESENTAZIONI PERFORMANCE

ATTI/PROCEEDINGS

Living Lab 5 + di_stanze

Tematiche

Nel corso degli ultimi anni i settori della formazione accademica musicale europei e in particolare l’Associazione Europea dei Conservatori (http://www.aec-music.eu) si sono posti il problema di definire gli ambiti di contenuto, le consuetudini e le specificità metodologiche della ricerca in campo artistico-musicale.

Rispetto ai modelli anglosassoni, dove il segmento della ricerca nell’ambito musicale è sempre stato robusto, appoggiandosi alle strutture universitarie umanistiche e soprattutto tecnico-scientifiche, la riflessione più recente al livello dell’AEC ha posto il problema alquanto ambizioso riguardante la reale autonomia nel metodo, per non parlare dell’autentica definizione, di che cosa sia la ricerca nell’arte musicale oggi, specialmente quando essa si inserisce in un ambito multidisciplinare e fa uso delle tecnologie.

Tradizionalmente il problema si risolveva all’origine con il paradigma del fecondo rapporto arte-scienza secondo cui l’arte beneficia degli strumenti operativi dell’altra (principalmente) e la scienza penetra attraverso forme moderatamente estetizzanti all’interno di un più ampio contesto di divulgazione.

Con la Sound and Music Conference svoltasi a Padova nel 2011 (http://smc2011.smcnetwork.org) questa impostazione è stata messa in discussione nel titolo “Creativity rethinks science” tematizzando il positivo apporto anche metodologico riflesso sulle scienze, più euristico e legato all’intuizione, da parte delle arti – specialmente negli ambiti di ricerca applicata come il design dell’interazione.

Contemporaneamente, alcune comunità di produzione artistica legate alle scienze e alle tecnologie hanno posto la questione se le scienze consentano di ripensare l’arte, cioè se questa possa implementare efficacemente le metodologie e le consuetudini di più precipui ambiti di indagine, senza stravolgere la propria missione di carattere “poietico” e le ambizioni di comunicazione a livello estetico.

La questione del metodo è stata posta nell’International Symposium on Electronic Art svoltosi a Istanbul nel 2011 (https://isea2011.sabanciuniv.edu), dal titolo “The Madness of Methods: Emerging Arts Research Practices”.

«The “question of method” is often used to distinguish art and design from science and technology: where the latter are defined by reified methodological paradigms, and the former by the repudiation of such paradigms. In practice we know this to be a false opposition: artists and designers systematically engage the empirical in many ways in their creative work.»

[http://isea2011.sabanciuniv.edu/panel/madness-methods-emerging-arts-research-
practices
]

È però nell’ambito dell’European Platform for Artistic Research in Music (EPARM, http://www.aec-music.eu/events/event/european-platforms-for-artistic-research-in-music-2011-2013) che la tematica viene sviscerata nel modo più ampio. La questione della “pazzia del metodo” è stata affrontata nel Meeting di Lione del 2013 (http://www.aec-music.eu/events/event/european-platform-for-artistic-research-in-music-2013).

«The third edition of EPARM aims to explore the rich but ambiguous territory that exists between the “madness” of artistic creation and the “method” of research. In doing so, it recognises the importance of method in most artistic creation, and of inspiration – the “Eureka” moment – in the trajectory of much research.»

[http://www.aec-music.eu/userfiles/File/invitation-letter-eparm-2013.pdf , http://www.hum.leiden.edu/creative-performing-arts/news/lyon-eparm-2013.html]

Durante le sessioni di lavoro del Meeting di Stoccolma del 2014 (http://www.aec-music.eu/events/event/eparm-2014-forum) sono state poste domande molto specifiche.

«Are musicians making research in their common practice? And how this artistic practice can be transferred into research?»

Emerge la questione centrale, di chi siano finalmente gli attori di una scienza dell’arte e non solo sull’arte.

«Are artistic processes research? If not, what should be added? Does artistic research refer only to scientific models of evaluation? How can we create a climate in which artistic experimentation can be discussed? Who are the peers for artistic research?»

Il rapporto tra arte e scienza viene visto in termini collaborativi, riprendendo peraltro l’impostazione alla base delle Conference on Interdisciplinary Musicology (http://www.uni-graz.at/~parncutt/cim/index2.htm).

«Which methodologies from other domains are of relevance for artistic research? What is the influence of interdisciplinarity on artistic research and the result of collaborating with other sciences and methods? […] Interdisciplinary collaborations in artistic practice often generate as much tension as synergy, and the artistic collaborators frequently prefer to work separately before bringing their substantially completed results together (e.g. a composer and a choreographer working on a ballet) rather than engaging in step-by-step co-creation. Is the same true for interdisciplinary collaboration in artistic research, or does the research component, and its attendant methodological rigour, change the “rules of engagement” (and might this be one way in which artistic research manifests its intrinsic interdisciplinarity)?»

[http://www.uniarts.se/in-english/loitering-with-intent-5-7-march/loitering-with-intent-programme/islands-and-bridges]

Struttura ospitante

La Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio “C. Pollini” di Padova viene fondata ufficialmente nel 1972 con l’inserimento di Teresa Rampazzi nell’organico dell’istituto. La figura di Teresa Rampazzi è centrale agli inizi della musica elettronica a Padova, che si fanno tradizionalmente risalire alla proposta il 10 aprile 1963 presso l’auditorium del Conservatorio, di un concerto dedicato alle musiche di Stockhausen, Berio, Maderna e Vlad. Attorno a Teresa Rampazzi si costituiscono molteplici iniziative di ricerca artistica e produzione come il Gruppo Enne e Nuove Proposte Sonore (1965) e si realizzano laboratori gratuiti per l’utilizzo dei sistemi di produzione sonora e composizione musicale (1968), che portano all’interessamento di personalità quali Giovanni de Poli, Alvise Vidolin e, successivamente, Graziano Tisato. Questi ultimi avevano segnato, grazie alla presenza del prof. Giovanni Debiasi all’Università di Padova, una nuova prospettiva nella pratica musicale con l’uso dell’elaboratore elettronico per la sintesi digitale del suono, potendo anche partecipare alla storica conferenza internazionale di Computer Music sin dalla sua prima edizione tenutasi a Cambridge (MS) nel 1976. Presso l’Università, essi fondarono nel 1979 il CSC – Centro di Sonologia Computazionale, un ente che si consolidò in breve tempo nel settore dello sviluppo tecnologico e della produzione musicale con l’istituzione nel 1980 del Laboratorio permanente per l’informatica musicale della Biennale (Venezia) e l’accorpamento della funzione didattica mediante i seminari estivi che a partire dal 1983 permisero di formare un’intera generazione di esperti, accademici e musicisti, fra cui molti dei docenti di Musica Elettronica in ruolo presso i Conservatori. Da quei tempi, tra l’avvicendamento sulla cattedra di Musica Elettronica nel 1992 del prof. Nicola Bernardini e l’istituzione della seconda cattedra nel settore disciplinare dell’Informatica musicale a fianco di quello storico della Composizione musicale elettroacustica (2012), la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio “C. Pollini” ha attraversato almeno quattro diversi assetti ed è oggi perfettamente inserita nel contesto delle Scuole di Musica Elettronica dell’Alta Formazione Artistica e Musicale con un’offerta formativa di primo livello sostenuta da 6 docenti specializzati di cui beneficiano nel momento attuale non meno di 80 studenti. Nello spirito del pluralismo che caratterizza gli inizi della musica elettroacustica a Padova, la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio “C. Pollini” favorisce le collaborazioni a livello formativo e di ricerca con istituti limitrofi quali l’Università di Padova – Dipartimento dell’Ingegneria dell’Informazione (DEI) e l’Università IUAV di Venezia – Dipartimento di Culture del Progetto. L’attività della Scuola ha il suo apice nel laboratorio SaMPL – Sound and Music Processing Lab fondato assieme al DEI secondo il modello innovativo del Living Lab, un’infrastruttura distribuita per sperimentare nuove tecnologie e risultati di ricerca in condizioni reali e coinvolgendo gli utilizzatori finali dei processi di innovazione in tutte le fasi di lavoro. Nello specifico, SaMPL è un laboratorio integrato per la didattica, la ricerca e la produzione dedicate al Sound and Music Computing, luogo d’incontro della didattica riguardante le nuove tecnologie per la musica e per il suono, dei risultati di ricerca fondamentale ed applicata in questo campo e dell’elaborazione e produzione artistica contemporanea.

http://sme-ccppd.info

http://www.sampl-lab.org

Comitato di review preliminare

Giacomo Albert
Università di Torino/Conservatorio di Cuneo

Stefano Delle Monache
Università IUAV di Venezia

Giorgio Klauer
Conservatorio di Padova

Nicola Monopoli
Conservatorio di Padova

Pietro Polotti
Conservatorio di Trieste

Andrea Valle
Università di Torino

José Henrique Padovani
Universidade Federal da Paraíba