Categoria A.
Opere Acusmatiche

MClemente

Manfredi Clemente

Sono nato a Palermo nel 1988. Pur sprovvisto di un’educazione musicale classica, ho deciso a un certo punto della mia vita di dedicarmi a ciò che più mi appassionava e motivava, iscrivendomi al Conservatorio della mia città per frequentare i corsi di Musica e Nuove Tecnologie. Qui ho avuto la fortuna di incontrare chi mi ha introdotto al repertorio acusmatico, Lucio Garau, a quel tempo mio insegnante di pianoforte complementare. Con lui, negli anni successivi, ho collaborato parecchio sia per la realizzazione di live electronics per il suo ensemble, il MiniM, sia per l’allestimento di un acousmonium che è fra l’altro diventato il cuore del Festival di Musica Contemporanea di Cagliari per tre anni. Una volta ottenuto il Diploma, conseguito col massimo dei voti e menzione accademica, ho deciso di lasciare la mia città di origine e mi sono trasferito, sotto invito di Jonty Harrison, in Inghilterra, a Birmingham, proseguendo gli studi con un PhD in composizione elettroacustica. Lasciare Palermo non è stato facile, ma l’attrattiva di un centro come Birmingham era forte e mi offriva la possibilità di entrare in contatto con compositori realmente interessati all’acusmatica, spesso guardata con una certa sufficienza dalle istituzioni musicali italiane. Al momento frequento il mio terzo anno di PhD e al contempo insegno composizione elettroacustica al triennio in Musica dell’Università di Birmingham. In quanto membro della comunità del Birmingham ElectroAcoustic Sound Theatre (BEAST), il più grande acousmonium al mondo, proietto regolarmente i miei lavori in concerto sui 96 canali di diffusione dell’impianto.

La mia ricerca musicale è animata dall’idea che un discorso basato sul suono, in cui come dice Michel Chion, si oscilla costantemente fra il fare e l’ascoltare, il capire, non può non stravolgere l’intero approccio alla questione “musica”, portando naturalmente all’esplorazione di nuove forme, tempi differenti, meccanismi evocativi nuovi. Se dovessi scendere nello specifico del mio approccio, la prima parola che mi verrebbe in mente sarebbe distanza. La mia musica si snoda sullo sfondo, tende a creare profondità tramite la sovrapposizione di strati e strati di spazi differenti, si proietta in avanti e sceglie spesso e volentieri lo stereo come suo formato prediletto. Dinamiche molto naturali e spesso focalizzate sul piano e il pianissimo caratterizzano tutti i miei lavori sin dall’inizio della mia esperienza compositiva: chiedo all’ascoltatore di spingersi in avanti, flettersi verso l’altoparlante, verso l’irraggiungibile sfondo dello sfondo.

Se poi mi si chiedesse di continuare, frammento sarebbe la parola. Non sono interessato a strutture narrative (o comunque non a strutture narrative lineari), né tantomeno a forme classicamente lunghe. Il mio approccio procede per frammenti, piccoli insiemi coerenti che, spesso composti allo stesso tempo, stabiliscono forti relazioni e interconnessioni, formando poi insieme più lunghi lavori. Les dimensions du réel, brano vincitore del premio speciale della giuria di Di_Stanze, è forse il lavoro che ad oggi esprime meglio il mio tendere a tale frammentazione. Il collage sonoro e la suite concreta diventano per me, sempre più, forme d’espressione necessarie.

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